LA MIA STORIA DI UN AMORE MALATO

Non avrei mai pensato che questo blog mi portasse a parlare di cose così personali e che ho impiegato anni per poterle capire e digerire.

Partiamo dal presupposto che la felicità in Amore esiste ed io ho l’ho trovata con mio marito, ma probabilmente avevo bisogno di quell’esperienza durata ben 8 anni, per farmi capire il rapporto sano che ho oggi è l’uomo fantastico che è. Insomma penso che tutti noi dobbiamo fare un percorso su questa terra e quel percorso ci porta poi ad essere esattamente dove siamo. Insomma per me vale il “nulla capita per caso”.

Ho conosciuto Andrea a lavoro, io avevo 24 anni, lui 28. La nostra storia è durata fino ai miei 32 anni. Non credo di aver sofferto mai per qualcuno come che per lui. Lungi da me paragonare la morte di mio padre (amatissimo padre) alla sofferenza che ho provato per Andrea ma il dolore della morte di papà è stato violento, come un uragano che ha spazzato via ogni cosa (mi manca ancora e mi mancherà per sempre), un dolore intensissimo che è durato tanto ma che è giunto ad una sorte di rassegnazione con cui ho imparato a conviverci.

Il dolore che invece ho provato per Andrea era come una goccia cinese, batteva sempre nello stesso punto goccia dopo goccia, anno dopo anno. Da impazzire.

Vedete, c’è una violenza che forse è ancor più subdola ( non più grave ma più subdola) di quella fisica: la violenza psicologica. Non si vede, apparentemente non hai cicatrici visibili, hai una vita normale, i tuoi amici, le tue passioni, i tuoi hobby, il tuo amore. Niente di tutto ciò è vero. Sei sola. Sei sola nonostante contornata da 100 persone che ti vogliono bene, perché ti senti in compagnia solo quando c’è lui.

Non esistono hobby, passioni o uscite. Quando le fai è perché ti costringono o perché non puoi dare l’ennesima buca, ma la verità è che a te non importa: tu vuoi stare solo con lui e la tua vita si può chiamare VITA solo quando c’è lui con me, il resto dei giorni è solo un’attesa, una via che ti porterà a Quel giorno.

Non voglio raccontare i particolari di quella storia perché non servirebbe a nulla, ma quello che ho provato, quello che mi sono fatta fare (nel mio caso solo psicologicamente) nella speranza che alla fine lui potesse amarmi come lo amavo io, si, quello cerco di trasmettervelo.

Cosa state pensando? Ma una persona forte, determinata come Giuliana ha vissuto questo? non ci sono donne forti, determinate o toste che non possono caderci : la dipendenza affettiva è dietro l’angolo e ci può capitare quando meno ce lo aspettiamo.

Che sia ben chiaro un punto: lui era una merda perché sapeva perfettamente quello che mi stava facendo. La nostra relazione era aggravata dal fatto che lui era fidanzato ( e la fidanzata sapeva di me ed accettava che potesse avere un’altra storia), quindi io viaggiavo con le mie amiche, uscivo con le mie amiche quando lui, la maggior parte delle volte, non poteva.

Ho sempre detto a tutti (quando ne sono uscita ed ho imparato ad ironizzare su quella storia) “Ho pianto tantissimo per Andrea, ma almeno ho pianto nei posti più fighi : in cima alla torre Eiffel, sulle Ramblas a Barcellona, A Londra, Berlino, Los Angeles, New York, quando ero in giro per la California, in Giappone ed in tantissimi altri posti”. Insomma lui mi diceva di andare e non preoccuparmi, però alla fine quando ero lontana trovava il modo di farmi sentire in colpa ed io non riuscivo mai a godermi il viaggio: Sapete quante volte è capitato che sono ritornata in camera a piangere mentre le mie amiche uscivano? O peggio ancora piangevo per strada mentre lui al telefono me ne diceva di tutti i colori?

Starete dicendo “che sfigata”, ma non avete idea della paura che io avevo di perderlo e lui giocava proprio sulle mie insicurezze rendendomi ancora più insicura… anzi nella maniera più subdola possibile mi demoliva giorno dopo giorno.

Mi sentivo brutta, non alla sua altezza, mi sentivo insignificante e senza una forte personalità e più lui mi faceva sentire così più io facevo carriera a lavoro. si, perché fortunatamente l’unica cosa che non è riuscito mai a toccarmi ( ma credo che non volesse toccarlo) è stato proprio quello (chiaramente gli conveniva che io gli comprassi vestiti, viaggi, pc, telefonini di ultima generazione ed addirittura una macchina). Più soffrivo, più lavoravo, più avevo soddisfazioni. Più soffrivo, più la mia vita era vuota sentimentalmente, più la riempivo con il lavoro, fino a quando non ho avuto una delusione a lavoro che mi ha fatto cadere tutto il mio castello di carte, facendomi cominciare a soffrire di crisi di panico.

Inutile dirvi che era bellissimo, intelligente e stronzo. Che quando lo provavo a lasciare lui mi ricercava e che quando mi lasciava lui ( che era sempre un ricatto) io lo ricercavo dandogli quello che voleva e chiedendogli scusa anche se avevo palesemente ragione.

Vi ho detto che la storia è andata avanti per anni e mi rimbombano nella testa ancora delle frasi che mi diceva ed a volte anche la sua voce.Promesse, promesse, promesse, promesse di lasciare l’altra, promesse di amore eterno, ovviamente tutte bugie.

Ho cominciato a capire che ero come una mosca intrappolata nella ragnatela del ragno : dovevo farmi aiutare.

Sono andata da uno psicologo specializzato nelle dipendenze affettive e ricordo una cosa che mi disse. Quando mi domandò cosa provi quando lo lasci,io risposi ” non so come spiegarlo è come se io andassi in crisi di astinenza, dopo due giorni inizio a star male fisicamente”, lui con molta serenità mi disse “non ti sembra di andare in crisi di astinenza in realtà ci vai davvero. Quando una persona soffre per amore, il cervello produce la stessa sostanza che produce durante le crisi di astinenza da droga ( ovviamente in quantità assolutamente ridotta) e quindi il tuo star male fisicamente ha una motivazione oggettiva.”

Capii che dovevo disintossicarmi, ma come?

L’aiuto me lo diede proprio Andrea. Scoprii che aveva altre tre donne con cui si vedeva ( di cui non sapevamo nulla né io né la fidanzata ufficiale) ma soprattutto la fidanzata rimase incinta. Lui mi disse ” io voglio che tu faccia parte della vita di mio figlio, che ti conosca e che tu sia una seconda mamma per lui”. A quel punto capii che lui era pazzo. Io forse malata d’amore, ma non pazza. Ne dovevo uscire.

Chiesi alla mia azienda di trasferirmi a Roma dove feci perdere ogni traccia di me ad Andrea, cambiai numero di telefono, ricominciai TUTTO dal principio rompendo i rapporti anche con le persone che conoscevano entrambi.Lui non ha saputo più nulla di me, io non ho saputo più nulla di lui.

La prima relazione dopo Andrea, l’ho avuto dopo 4 anni. Dovevo ricostruire ogni pezzo di me. L’ho fatto e l’Universo mi ha portato Gigi. Il grande amore della mia vita.

Giuliana

Pubblicato da Donne allo specchio di Giuliana Petrone

Quello che pensiamo, quello che non diciamo, quello che siamo e che vorremmo essere: guardandoci allo specchio, nell'intimità della nostra camera, tra chiacchiere, ricette e racconti di esperienze, proveremo ad emozionarci insieme.

4 pensieri riguardo “LA MIA STORIA DI UN AMORE MALATO

  1. Ciao! Leggo il tuo racconto e rivedo alcune cose della mia storia recente. Ho 42 anni, uomo, da 7 mesi combatto con la fine di un rapporto, che malato non era, ma che stava in piedi solo perché io “remavo” per entrambi. Grazie per avere condiviso questa storia, sono arrivato al punto di dovere sparire come hai fatto tu, cambiare tutto, eliminare le amicizie comuni, ma è difficilissimo.
    Grazie ancora

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